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Cosa accadde il 10 luglio 1976
L’incidente ebbe origine nello stabilimento chimico ICMESA di Meda. Un aumento incontrollato della temperatura all’interno di un reattore provocò il rilascio nell’atmosfera di una nube contenente TCDD, una forma di diossina altamente tossica.
Trasportata dal vento, la contaminazione raggiunse Seveso e altri comuni della Brianza. Le conseguenze coinvolsero persone, animali, vegetazione e territorio, rendendo necessari evacuazioni, controlli sanitari e un complesso intervento di bonifica.
Il disastro di Seveso è ancora oggi considerato uno degli incidenti industriali e ambientali più rilevanti della storia europea.
Dal disastro alla normativa Seveso
L’incidente mostrò con chiarezza quanto fosse necessario disporre di regole comuni per prevenire e gestire gli eventi industriali con possibili conseguenze all’esterno degli stabilimenti.
Nel 1982 venne approvata la prima Direttiva europea “Seveso”. La normativa è stata aggiornata nel tempo fino all’attuale Direttiva Seveso III, recepita in Italia con il Decreto Legislativo 26 giugno 2015, n. 105.
Il D.Lgs. 105/2015 disciplina la prevenzione degli incidenti rilevanti connessi alla presenza di sostanze pericolose. La sua applicazione dipende dalla classificazione e dalle quantità delle sostanze presenti: non esiste quindi un’unica soglia valida per tutti i prodotti chimici.
Il rischio chimico non riguarda solo i grandi impianti
Un’azienda può non rientrare nel campo di applicazione del D.Lgs. 105/2015 e avere comunque la necessità di valutare attentamente i rischi legati alle sostanze utilizzate o immagazzinate.
Anche quantità contenute possono rappresentare un pericolo. Il livello di rischio dipende dalle proprietà della sostanza, dalla concentrazione, dalle modalità di utilizzo, dalle condizioni di stoccaggio, dalla durata dell’esposizione e dalla presenza di possibili sorgenti di innesco.
La prevenzione, quindi, non comincia al superamento di una soglia normativa. Comincia dalla conoscenza dei prodotti presenti e dall’analisi delle reali condizioni di lavoro.
Rischio chimico, incendio ed esplosione
Una stessa sostanza può generare rischi diversi e contemporanei. Un prodotto infiammabile, per esempio, deve essere valutato sia rispetto all’esposizione dei lavoratori sia rispetto al rischio di incendio.
In determinate condizioni, vapori, gas, nebbie o polveri combustibili possono inoltre formare atmosfere potenzialmente esplosive. Per questo la valutazione deve considerare l’intero ciclo di utilizzo: ricevimento, deposito, movimentazione, impiego, manutenzione e gestione delle emergenze.
Solo una visione integrata consente di individuare correttamente le interazioni tra salute, sicurezza, incendio, esplosione e impatto ambientale.
Il supporto di Lavoro e Ambiente | Protex Group
Lavoro e Ambiente | Protex Group supporta le imprese nella valutazione del rischio chimico e dei rischi correlati, analizzando le sostanze presenti, le modalità di utilizzo e stoccaggio, l’esposizione dei lavoratori e i possibili scenari incidentali.
L’obiettivo è aiutare le aziende a individuare misure tecniche, organizzative e procedurali adeguate, tutelando le persone, gli impianti e l’ambiente.

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Protex sarà presente a NUCLEAR POWER EXPO, la prima fiera-convegno italiana dedicata al settore dell’energia nucleare!

Protex Italia tra i protagonisti della ripresa del nucleare in Italia.Abbiamo avuto il piacere di partecipare al convegno